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L’ausiliario del traffico non è un pubblico ufficiale
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Sosta vietata

Sosta vietata
L’ausiliario del traffico non è un pubblico ufficiale

Gli ausiliari della sosta non sono pubblici ufficiali e i dipendenti di una società affidataria del servizio di accertamento e contestazione delle violazioni in materia di sosta non possono essere qualificati come pubblici impiegati. Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 26222, depositata il 14 giugno u.s.

La fattispecie
Il dipendente di una società, incaricata dell’accertamento delle violazioni in materia di sosta dei veicoli di un Comune, viene accusato per aver alterato un verbale nell’indicazione del numero di targa di un’autovettura (art. 476 c.p.) e distrutto la copia del verbale destinata ad essere consegnata all’autore dell’infrazione (art. 490 c.p.).
Intervenuto sulla vicenda, il S.C., in primis, sottolinea che i cc.dd. “ausiliari del traffico” «non rivestono la qualifica di pubblici ufficiali» o di pubblici impiegati (se dipendenti, come nella fattispecie, di una società privata); in pratica, ad avviso degli Ermellini, nella posizione dell’imputato manca la qualifica soggettiva che consente di configurare a suo carico il reato di cui all’art. 476 c.p. Infine - si legge sempre nella sentenza - alla copia del verbale «può essere riconosciuta unicamente la natura di attestati e non quella di atti o certificati pubblici», ecco perché i magistrati di legittimità escludono la configurabilità anche del reato di cui all’art. 490 c.p.