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Comparsa di costituzione e risposta in appello - Traccia 18 dicembre 2008 (Atto civile)
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TRACCIA DEL 18 DICEMBRE 2008 (ATTO DI CIVILE) COMPARSA DI COSTITUZIONE IN APPELLO

Traccia del 18 dicembre 2008 (Atto di civile). Atto di comparsa di costituzione e risposta in appello.

 

Traccia

Tizio promuove un'azione giudiziaria per risarcimento danni nei confronti di Caio. La notifica dell'atto introduttivo del giudizio viene effettuata dall'ufficiale giudiziario il 16 ottobre 2006 nelle mani di Sempronio, nato il 20 maggio 1988, figlio di Caio e unica persona che si trovava a casa al momento della presentazione dell'ufficiale giudiziario. Sempronio era stato inabilitato con provvedimento del gennaio 2006 e curatore dello stesso era stato nominato Mevio. Sempronio, risentito verso il padre dal momento in cui gli è stata imposta l'assistenza, non consegna l'atto giudiziario al genitore nè ne fa parola alcuna a nessuno. All'inizio del 2007 Sempronio, aggravatesi le sue condizioni mentali in ragione dell'abituale abuso di bevande alcoliche, viene interdetto. Nel frattempo il giudizio promosso da Tizio prosegue nella contumacia di Caio e si conclude con la condanna di quest'ultimo nel novembre 2008. Caio, avuta cognizione della sentenza di condanna propone appello avverso la stessa, assumendo la nullità della notifica dell'atto introduttivo del giudizio in ragione dello stato di inabilitazione in cui versava Sempronio e della mancanza di conoscenza dell'atto stesso da parte sua e del curatore.

Assunte le vesti del difensore di Tizio, il candidato rediga l'atto giudiziario ritenuto più opportuno, illustrando gli istituti e le problematiche sottesi alla fattispecie in esame.

 

Giurisprudenza correlata

q       Cassazione civile, sez. I, 25 settembre 2008, n. 24082 (per la quale l’effetto legale dell’inabilitazione è solo l’annullabilità degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione posti in essere dall’inabitato senza l’assistenza del curatore e l’osservanza delle formalità prescritte. Si tratta, dunque, di una limitazione dei poteri di gran lunga minore di quella derivante da incapacità assoluta, non incidente sul compimento di un mero fatto giuridico, quale la recezione di un atto giudiziario, priva di alcun profilo volitivo, che resta preclusa, a norma dell’art. 139 II comma c.p.c., al solo minore di anni 14 o al soggetto palesemente incapace).

 

q       Cassazione civile, sez. I, 11 gennaio 2007, n. 322 (per la quale l’art. 139 c.p.c., consentendo la consegna della copia dell'atto da notificare a persona di famiglia del destinatario, per l'ipotesi in cui non sia stata possibile la consegna nelle mani di quest'ultimo, non impone all'ufficiale giudiziario procedente di svolgere ricerche in ordine al rapporto di convivenza indicato dalla suddetta persona con dichiarazione della quale viene dato atto nella relata di notifica, incombendo, invece, a chi contesta la veridicità di siffatta dichiarazione di fornire la prova del contrario).

 

Svolgimento

CORTE D’APPELLO DI ________

COMPARSA DI COSTITUZIONE E RISPOSTA

PER: Tizio, nato a _______, il _________, C.F., residente in _______ alla via ______, n. ______, ed elettivamente domiciliato in _____ alla via ________ presso lo studio dell’Avv. _______ che lo rappresenta e difende in virtù di mandato in calce al presente atto

APPELLATO

 

CONTRO: Caio, nato a _______il _____, C.F., residente in _______alla via_____, n. _____ ed elettivamente domiciliato in _____, alla via______, presso lo studio del suo procuratore costituito Avv._____      

APPELLANTE

FATTO

-          Con atto di citazione notificato in data 16 ottobre 2006 Tizio citava l’odierno appellante davanti al Tribunale di ___________, per l’udienza del ________ per ivi sentirlo condannare al risarcimento danni, e, per l’effetto, al pagamento di _________, oltre interessi, rivalutazione monetaria e competenze di lite.

-          La notifica dell’atto introduttivo del giudizio, tuttavia, veniva effettuata nelle mani di Sempronio, nato il 20 maggio 1988, e figlio dell’odierno appellante, nonché unica persona che si trovava in casa al momento della presentazione dell’ufficiale giudiziario.

-          A tal fine occorre precisare che Sempronio, inabilitato con provvedimento del gennaio 2006, e risentito verso il padre, a detta di Caio, non consegnava l’atto giudiziario al genitore, né faceva parola alcuna a nessuno dell’avvenuta notifica.

-          All'inizio del 2007 Sempronio, aggravatesi le sue condizioni mentali in ragione dell'abituale abuso di bevande alcoliche, viene interdetto.

-          Il giudizio promosso da Tizio, nel frattempo, proseguiva nella contumacia di Caio e si concludeva con la condanna di quest’ultimo.

-          Caio, avuta cognizione della sentenza di condanna, propone appello avverso la stessa, assumendo la nullità della notifica dell’atto introduttivo del giudizio in ragione dello stato di inabilitazione in cui versava Sempronio e dalla mancanza di conoscenza dell’atto stesso da parte sua e del curatore Mevio.

DIRITTO

  1. SULLA VALIDITA’ DELLA NOTIFICA EFFETTUATA.

Come è noto, ai sensi dell’art. 138 c.p.c. (Notificazione in mani proprie), l’ufficiale giudiziario esegue la notificazione di regola mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario, presso la casa di abitazione oppure, se ciò non è possibile, ovunque lo trovi nell’ambito della circoscrizione dell’ufficio giudiziario al quale è addetto.

Tuttavia, ex art. art. 139 c.p.c. (Notificazione nella residenza, nella dimora o nel domicilio), se non avviene nel modo previsto nell’articolo precedentemente citato, la notificazione deve essere fatta nel comune di residenza del destinatario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio ovvero esercita l’industria o il commercio. Se il destinatario non viene trovato in uno di tali luoghi, l’ufficiale giudiziario consegna copia dell’atto ad una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.

Tanto premesso, è evidente la totale infondatezza e pretestuosità delle ragioni addotte da controparte.

Ed infatti, nel caso di specie, la notifica è regolarmente  avvenuta, in quanto l’ufficiale giudiziario, non avendo trovato Caio in uno degli indicati luoghi, nel pieno rispetto della disciplina fissata dagli articoli 139, II comma, e 160 c.p.c. (Nullità della notificazione), ha effettuato la notifica consegnando copia dell’atto ad una persona di famiglia, Sempronio, figlio di Caio, e,  tra l’altro, unico soggetto presente  in casa alla presentazione dell’ufficiale giudiziario.

1. 1. SULLA IRRILEVANZA DELLO STATO DI INABILITATO DI SEMPRONIO AI FINI DELLA VALIDITA’ DELLA NOTIFICA.

Caio eccepisce, a fondamento delle proprie pretese, una presunta nullità della notifica dell’atto introduttivo del giudizio, in ragione dello stato di inabilitazione in cui versava Sempronio al momento della ricezione dell’atto, stato dichiarato con provvedimento del gennaio 2006, con cui veniva nominato Mevio quale curatore.

Ebbene, nelle considerazioni di controparte vi è senza dubbio alcuno una palese erronea interpretazione del dato normativo.

È sufficiente, infatti, una interpretazione letteraria e sistematica della norma di cui all’art. 139 c.p.c. per poter dedurre che il nostro legislatore abbia posto come unico limite alla validità di una notifica sic et simpliciter quello della palese incapacità dell’accipiens, legalmente equiparata all’immaturità di un minore di anni 14.

L’appellante ha, dunque, erroneamente equiparato l’inabilitazione al ben più grave istituto dell’interdizione, che, come è noto, se ne distingue nettamente.

A tal fine, appare doveroso precisare che l’istituto dell’inabilitazione è previsto per il soggetto maggiore d’età infermo di mente, ai sensi dell’art. 415 c.c., lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione di cui all’art. 414 c.c., ovvero per chi, per prodigalità o abuso abituale di bevande alcoliche o stupefacenti, esponga se o la famiglia a gravi pregiudizi economici, o infine, per il sordo o per il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia che non abbia ricevuto un’educazione sufficiente. Come si vede, dunque, tale situazione giuridica e mentale non è considerata dal nostro legislatore tanto grave  da dar luogo all’interdizione.

Ebbene, a tal uopo va precisato che l’effetto legale dell’inabilitazione è rappresentato dall’annullabilità dei soli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione posti in essere dall’inabitato senza l’assistenza del curatore e senza l’osservanza delle formalità prescritte.

Si tratta, dunque, di una limitazione dei poteri di gran lunga minore rispetto a quella derivante dalla incapacità assoluta, id est di una incapacità non incidente sul compimento di un mero fatto giuridico, quale la recezione di un atto giudiziario, priva di alcun profilo volitivo, che resta preclusa, come detto, ai sensi dell’art. 139 c.p.c., al solo minore di anni 14 o al soggetto palesemente incapace, quale certo non è un soggetto inabilitato, che ha bisogno dell’assistenza del curatore unicamente per gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione (e nemmeno, necessariamente, per tutti, si veda a tal uopo il disposto dell’art. 427 c.c., comma 1).

Ebbene, ciò posto, al momento della notifica dell’atto Sempronio era semplicemente inabilitato, e non interdetto. Ed infatti l’interdizione è intervenuta soltanto successivamente, nel 2007 (come si ricava dalla sentenza di interdizione che si allega in atti), a seguito dell’aggravamento delle sue condizioni mentali in ragione dell’abituale abuso di bevande alcoliche.

Sempronio, quindi, al momento della notifica era maggiorenne (la notifica avviene in data 16 ottobre 2006, mentre Sempronio nasce in data 20 maggio 1988) e non si trovava in uno stato di assoluta incapacità (era semplicemente un soggetto inabilitato).

Pertanto, la notifica effettuata con consegna  della copia dell’atto a Sempronio, soggetto maggiorenne e inabilitato, ma non affetto da incapacità assoluta,  lo si ripete, deve ritenersi  validamente effettuata.

Si esprime in questi termini una copiosa giurisprudenza di legittimità (cfr. ex plurimis Cassazione civile, sez. I, 25 settembre 2008, n. 24082).

1.2.     SULLA IRRILEVANZA DELLA ECCEPITA MANCANZA DI CONOSCENZA DELL’ATTO NOTIFICATO DA PARTE DEL CURATORE MEVIO E SULLA NON PROVATA MANCANZA DI CONOSCENZA DA PARTE DI CAIO.

Del tutto priva di pregio giuridico è infine quanto sostenuto da controparte in ordine ad una presunta mancata conoscenza dell’atto da parte di Caio, e né, tantomeno, che lo stesso non sia stato portato a conoscenza del curatore Mevio.

Come già ribadito, la notifica è avvenuta regolarmente ai sensi degli artt. 138 e 139 c.p.c., dal momento che, non essendo stato Caio reperito dall’ufficiale giudiziario nella propria abitazione, la notifica è stata, in conformità a legge, effettuata nelle mani di Sempronio, suo figlio, ed unica persona presente in casa in tale momento.

L’ufficiale, dunque, ha in maniera ineccepibile eseguito la notifica ai sensi dell’art. 139, II comma, consegnando copia dell’atto ad un soggetto maggiore d’età, legato al destinatario dell’atto da un vincolo di filiazione, e presuntivamente convivente e in buoni rapporti con il genitore medesimo. Irrilevante è, altresì, la circostanza, dedotta da Caio, per la quale Sempronio, risentito verso il padre dal momento in cui gli è stata imposta l’assistenza, non abbia consegnato la copia dell’atto al genitore e  non ne abbia fatto parola alcuna a nessuno.

Ad abundantiam, infatti, va ricordato che in materia di notifica, l’art. 139 c.p.c., consentendo la consegna della copia dell’atto da notificare a persona di famiglia del destinatario, per l’ipotesi in cui non sia stata possibile la consegna nelle mani di quest’ultimo, non impone all’ufficiale giudiziario procedente di svolgere ricerche in ordine al rapporto di convivenza indicato dalla suddetta persona con dichiarazione della quale viene dato atto nella relata di notifica, incombendo, invece, a chi contesta la veridicità di siffatta dichiarazione di fornire la prova del contrario.

Ne consegue una presunzione di conoscenza dell’atto. Ed infatti, Sarebbe stato, al limite, onere di Caio dimostrare l’effettiva non conoscenza di un atto che, per quanto detto, allo stato si presume conosciuto a causa della validità e della regolarità della notifica effettuata. Si esprime in tal modo anche la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cassazione civile, sez. I, sentenza 11.01.2007 n. 322).

Né, tantomeno, può eccepirsi la mancata conoscenza dell’atto da parte del curatore Mevio.

Come si è più volte precisato in questa sede, infatti, in caso di inabilitazione, può essere disposta l’annullabilità dei soli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione posti in essere dall’inabitato senza l’assistenza del curatore e senza l’osservanza delle formalità prescritte.

Ne consegue che, rappresentando la ricezione di un atto giudiziario un mero fatto giuridico, e non un vero e proprio atto giuridico, ed essendo la stessa priva, dunque, di alcun profilo volitivo, la medesima ben può essere posta in essere senza la necessaria assistenza e conoscenza di un curatore.

Logico corollario di tale affermazione è che anche la mancata conoscenza dell’atto da parte del curatore Mevio è assolutamente irrilevante ai fini della validità della notifica.

Ne consegue dunque che la notifica dell’atto  introduttivo del giudizio  è, altresì, immune da questi ulteriori vizi censurati dall’appellante.

 

Per tutto quanto esposto, le doglianze dell’appellante sono assolutamente destituite di fondamento.

CONCLUSIONI

Piaccia all’ Ecc.ma Corte d’Appello adita, respinta ogni contraria domanda, istanza ed eccezione, confermare l’impugnata sentenza e per l’effetto:

1.      rigettare l’appello proposto da Caio perché inammissibile ed infondato in fatto e in diritto;

2.      confermare in ogni sua parte la sentenza di primo grado impugnata;

3.      condannare l’appellante alla rifusione delle spese, competenze e onorari di entrambi i giudizi.

Si producono:

-          copia atto di appello notificato;

-          copia sentenza di interdizione di Sempronio del 2007.

 

 

Luogo e data

Avv. ___________

 

PROCURA (art. 83)

Il sottoscritto Tizio,  nato a ___, il ___, residente in ___, Via ___, (C.F. ___)

DELEGA

l’Avv.___, del Foro di ___, a rappresentarlo e difenderlo nel giudizio di cui al presente atto e in ogni successiva fase e grado, compresa la fase esecutiva, conferendo allo stesso ogni più ampia delega e procura consentita dalla legge, quale, a titolo esemplificativo e non esaustivo, conciliare, transigere, quietanzare, incassare somme, chiamare in causa terzi, nominare sostituti in udienza ed indicare domiciliatari,

Elegge domicilio

presso lo studio dello stesso avvocato in ___, via ___,

Dichiara (facoltativo)

inoltre di aver ricevute tutte le informazioni previste dagli artt. 7 e 13 del D.Lgv. 30 giugno 2003, n. 196 e presta il proprio consenso al trattamento dei dati personali per l’espletamento del mandato conferito.

                                                                           Tizio (firma)

         La firma è autentica ed è stata apposta in mia presenza

                                                                           Avv. (firma)

          

(di Elvira Buttiglione)

 

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