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Istanza di riesame. Illegittimità dell’ordinanza del G.i.p. ai sensi del combinato disposto degli artt. 292 e 125 comma 3 c.p.p.
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TRIBUNALE DI BARI IN FUNZIONE DI TRIBUNALE PER LA LIBERTA’(OPPURE TRIBUNALE DEL RIESAME DI

Istanza di riesame. Illegittimità dell’ordinanza del G.i.p. ai sensi del combinato disposto degli artt. 292 e 125 comma 3 c.p.p.

 

Traccia

 

Tizio, incensurato, viene tratto in arresto insieme a Caio e Mevio perché, durante una operazione di polizia volta all’arresto in flagranza degli autori di un traffico illecito di stupefacenti, venivano trovati in possesso di un notevole quantitativo di droga. I tre vengono indagati ai sensi dell’art. 74 del D.P.R. n. 309/90,  per il reato di associazione per delinquere dedita al traffico di stupefacenti.

Tizio, invero, si trovava sul luogo dell’arresto soltanto perché, in quanto amico di Caio e Mevio, aveva precedentemente preso accordi con gli stessi per passare una serata in loro compagnia, e non per partecipare attivamente al traffico illecito concordato dagli altri due per la serata. Non era, dunque, assolutamente a conoscenza del possesso, da parte dei due, della sostanza stupefacente. A suo carico si riscontrano soltanto una serie di intercettazioni telefoniche, dalle quali risultava che Tizio contattava spesso Caio e Mevio per concordare degli appuntamenti.

Il G.i.p. applica ai tre indagati la misura cautelare della custodia in carcere, avendo desunto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza dalle lunghe e complesse indagini della polizia giudiziaria, condotte grazie anche al collegamento con collaterali uffici esteri, e, in particolare, all’attività di pedinamento e controllo nonché al prolungato servizio di intercettazione telefonica e ambientale, che, oltre a riscontrarsi reciprocamente, trovavano avallo nei conseguenti, copiosi sequestri di sostanza stupefacente e arresti in flagranza degli accoliti.

Il G.i.p., esaminati gli atti di indagine, ritiene sussistente a carico di tutti e tre gli indagati anche l’esigenza cautelare di cui all’art. 274 lettera c) c.p.p. (pericolo di reiterazione del reato), dal momento che rinviene nella reiterazione dei reati in un breve lasso di tempo, nonché nell’ampiezza del traffico illecito, un sicuro indice della pericolosità sociale degli stessi.

L’ordinanza, tuttavia,  si limita a rinviare gli indagati alle schede personali redatte dalla Polizia giudiziaria e motiva per relationem, id est attraverso una generica disamina degli esiti delle investigazioni, le ragioni della scelta di disporre la misura cautelare de qua. Infatti, dopo aver elencato e descritto in modo del tutto generico il materiale probatorio posto a fondamento della misura cautelare, il G.i.p. si richiama agli esiti di tali emergenze investigative, illustrati specificamente per ciascun indagato nelle schede personali predisposte dalla polizia giudiziaria, precisando che le stesse devono essere considerate parti integranti dell’ordinanza stessa.

Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga l’atto giudiziario più opportuno.

 

Giurisprudenza correlata

 

q       Cassazione penale, sez. VI, 01 ottobre 2007, n. 35823 (che ha sancito che una ordinanza di misura cautelare, contenente il mero richiamo alla attività investigativa, non risulta idonea a soddisfare l'obbligo motivazionale. Per gli ermellini, infatti, non è legittima l’ordinanza di custodia cautelare che ritenga sussistenti gravi indizi di colpevolezza, in base a una disamina generica che rinvia agli esiti delle investigazioni illustrati nella scheda personale dell’indagato predisposta dalla polizia giudiziaria: manca, in tale circostanza, la valutazione critica degli elementi indiziari e della gravità degli stessi, rimessa alla sola autorità giurisdizionale);

 

q       Cassazione penale, Sez. IV, 16 febbraio 2005, n. 19338 (per la quale l’ordinanza di custodia cautelare non può limitarsi ad una mera elencazione, di tipo descrittivo, degli elementi di prova acquisiti, ma deve valutare il complesso degli elementi di prova raccolti al fine di poter affermare la gravità indiziaria che costituisce il presupposto dell’applicazione della misura).

 

Svolgimento

 

TRIBUNALE DI ______ IN FUNZIONE DI TRIBUNALE PER LA LIBERTA’

ISTANZA DI RIESAME

Proc. pen. n. ______ R.G.N.R. n. ______ R.G. G.I.P.

Il sottoscritto Avv. _______, del foro di ______, con studio in ______, via ______, quale difensore di fiducia, giusta procura in calce al presente atto, di Tizio, nato a ______, il ______, residente in ______, via ______, attualmente ristretto presso la Casa Circondariale di ______, indagato nel procedimento penale indicato in epigrafe

Premesso

-  che il giorno ______Tizio, incensurato, viene tratto in arresto insieme a Caio e Mevio, perché trovati in possesso di un notevole quantitativo di sostanza stupefacente;

- che Tizio, invero, si trovava sul luogo dell’arresto soltanto perché, in quanto amico di Caio e Mevio, aveva precedentemente preso accordi con gli stessi per passare una serata in loro compagnia, ma non era assolutamente a conoscenza del traffico illecito premeditato per la serata, nonché del possesso, da parte dei due, della sostanza stupefacente;

- che il Sig.Tizio risulta attualmente indagato ai sensi dell’art. 74 del D.P.R. n. 309/90, per il reato di associazione per delinquere dedita al traffico di stupefacenti nel procedimento penale sopra indicato;

- che il giorno_____ il G.I.P. di _____ ha emesso nei suoi confronti l’ordinanza n°____, applicativa della misura cautelare della custodia in carcere;

- che lo stesso trovasi attualmente sottoposto a tale misura coercitiva presso la casa circondariale di__________;

Tutto ciò premesso, propone istanza di

RIESAME

anche nel merito dell’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere n°____, emessa dal G.i.p. presso il Tribunale di _______ Dott._____, in data ______depositata in cancelleria in data _____.

Avverso al suindicata ordinanza, ingiusta ed illegittima, il sottoscritto difensore propone istanza di riesame per i seguenti

MOTIVI

 

  1. ILLEGITTIMITÀ DELL’ORDINANZA IMPUGNATA AI SENSI DEGLI ARTT. 292 E 125 COMMA 3 C.P.P..

L’ordinanza in esame è illegittima. La stessa, infatti, si limita a ritenere sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, in base a una disamina generica che rinvia agli esiti delle investigazioni illustrati nella scheda personale dell’indagato predisposta dalla polizia giudiziaria.

Come è noto, ai sensi dell’art. 292 c.p.p., l’ordinanza di custodia cautelare non può limitarsi ad una mera elencazione, di tipo descrittivo, degli elementi di prova acquisiti in sede di indagini, ma deve valutare il complesso degli elementi di prova raccolti, al fine di poter affermare la gravità indiziaria che costituisce il presupposto dell’applicazione della misura.

Manca, dunque, una valutazione critica degli elementi indiziari e della gravità degli stessi, valutazione, questa, che deve essere rimessa alla sola autorità giurisdizionale, e che non può limitarsi ad un mero rinvio alle risultanze investigative della P.G..

Il G.i.p., invece, si è limitato ad una mera elencazione, di tipo descrittivo, degli elementi di prova acquisiti, senza valutare il complesso degli elementi di prova raccolti al fine di poter affermare la gravità indiziaria che costituisce il presupposto dell’applicazione della misura.

Trattasi, dunque, di una motivazione per relationem che si limita ad operare un semplice riferimento, recettizio e di semplice rinvio, ad un, seppur legittimo, atto del procedimento, che, però, intanto può essere compiuto, in quanto lo stesso sia conosciuto dall’interessato o, quantomeno, ostensibile al momento in cui si renda attuale l’esercizio della facoltà di valutazione, di critica ed, eventualmente, di gravame e, conseguentemente, di controllo dell’organo della valutazione o dell’impugnazione.

Va detto, inoltre, che affinché tale rinvio possa ritenersi legittimo, occorre altresì una attenta valutazione dell’atto a cui si rinvia, e della sua idoneità a rappresentare motivazione del provvedimento di destinazione e, quindi, la dimostrazione che il giudice abbia preso cognizione del contenuto sostanziale dello stesso e lo abbia ritenuto coerente con la sua decisione, enunciandone l’iter logico e giuridico.

Si esprime in tal senso una copiosa giurisprudenza di legittimità (cfr. ex plurimis Cassazione penale, sez. VI, 01 ottobre 2007, n. 35823).

Orbene, l’ordinanza del G.i.p. opera una disamina generica della tipologia degli elementi di prova raccolti, richiamando poi gli esiti delle investigazioni illustrati nella scheda personale di Tizio, Caio e Mevio, predisposte dalla polizia giudiziaria, sia pure considerate come parti integranti dell’ordinanza stessa.

Si rinviene, dunque, nell’ordinanza de qua, una palese violazione degli artt. 125 comma 3 e 292 comma 1 c.p.p., dal momento che il Gip, rinviando gli indagati alle loro schede personali redatte dalla P.G., trascura una circostanza di non poco momento, id est non prende in considerazione il fatto che al singolo indagato è stata notificata esclusivamente la propria scheda personale e che, quindi, non conosce quella degli altri indagati nel reato associativo. Tizio non può accedere alla documentazione di Caio e Mevio e, per l’effetto, non può valutare appieno in questo modo le risultanze investigative a suo carico.

 

2.     ASSENZA DI GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA. VIOLAZIONE DELL’ART. 273 C.P.P., NON ESSENDO INTEGRATA L’IPOTESI DELITTUOSA ASCRITTA ALL’INDAGATO.

L’ordinanza in esame, oltre che illegittima, è ingiusta. Il G.i.p., infatti, ha erroneamente ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, richiesti dall’art. 273 c.p.p., ai fini della legittima applicazione della misura custodiale. Ebbene, questa difesa non ritiene vi siano gravi indizi a carico di Tizio per il reato contestatogli.

Tali indizi, infatti, a parere del G.i.p., sarebbero costituiti soprattutto dalla presenza di Tizio sul luogo dell’arresto e dalle scarse intercettazioni telefoniche, da cui emergerebbe il suo coinvolgimento nel traffico illecito.

Ebbene, Tizio, invero, si trovava sul luogo dell’arresto soltanto perché, in quanto amico di Caio e Mevio, aveva precedentemente preso accordi con gli stessi per passare una serata in loro compagnia, ma non era assolutamente a conoscenza dei traffici illeciti previsti per la serata, nonché del possesso, da parte dei due, della sostanza stupefacente.

A suo carico si riscontrano soltanto scarne intercettazioni telefoniche, dalle quali risulta che Tizio contattava spesso gli altri due indagati per concordare degli appuntamenti.

Ne consegue che, escludendo dagli indizi la sfortunata presenza di Tizio sul luogo dell’arresto, la motivazione in ordine ai gravi indizi di colpevolezza a suo carico non risulta idonea a fondare l’applicazione della misura, legittimando la valutazione della ritenuta insufficienza degli indizi medesimi.

Tanto più che, come è noto, le intercettazioni da sole non possono costituire elementi talmente rilevanti da supportare una ordinanza di custodia cautelare; le stesse, infatti, in quanto mezzi di ricerca della prova, possono costituire fonti di prova solo se gli indizi raccolti nelle stesse siano gravi, precisi e concordanti, circostanza, questa, che non si riscontra nel caso di Tizio.

 

3.     INSUSSISTENZA DELLE ESIGENZE CAUTELARI. VIOLAZIONE DELL’ART. 274 C.P.P., NON RICORRENDO CONCRETE ESIGENZE CAUTELARI A SOSTEGNO DELLA MISURA.

La reiterazione dei reati in un breve lasso temporale, nonché l’ampio raggio del traffico illecito rappresentano, per il G.i.p., un sicuro sintomo dell’elevato grado di pericolosità sociale di Tizio, in relazione al concreto pericolo di commissione di altri delitti della stessa specie.

Invero, tali elementi posso al limite supportare l’ordinanza cautelare a carico di Mevio e Caio, ma non di Tizio, che è assolutamente estraneo al traffico illecito descritto. Si ritiene, infatti, assolutamente insussistente la pericolosità sociale del Sig. Tizio, in relazione alla reiterazione del delitto contestato.

A ciò si aggiunge che, per quanto precedentemente detto, non risulta dagli atti di indagine alcun elemento dal quale emerga la pericolosità di Tizio.

Va valorizzato, inoltre, il dato dell’incensuratezza dell’indagato.

Risulterebbero, dunque, del tutto insussistenti le esigenze cautelari richieste perentoriamente dall’art. 274 c.p.p., al fine di giustificare la legittimità della misura cautelare disposta nei confronti dell’indagato.

 

4.     INADEGUATEZZA ED ECCESSIVA GRAVITÀ DELLA MISURA CAUTELARE APPLICATA. VIOLAZIONE DELL’ART. 275 C.P.P., NON ESSENDOVI PROPORZIONE TRA LA GRAVITÀ DEL FATTO E LA MISURA APPLICATA.

In estremo subordine si fa rilevare come la misura cautelare applicata in danno del prevenuto risulti, alla luce dei fatti oggetto di indagine, eccessivamente afflittiva.

Come è noto, ai sensi dell’art. 275 c.p.p., il giudice, nel disporre le misure, deve tener conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari (di cui all’art. 274 c.p.p.) da soddisfare nel caso concreto (I comma). Inoltre, ogni misura deve essere proporzionata all’entità del fatto e alla sanzione che sia stata o si ritiene possa essere irrogata (II comma). Infine, ma non per importanza, la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata (III comma).

Ebbene, per quanto sino ad ora detto, le eventuali esigenze cautelari, qualora fossero ritenute sussistenti, potrebbero essere soddisfatte mediante l’applicazione di misure meno restrittive, stante anche la tipica natura di ‘‘extrema ratio’’ della custodia in carcere.

Infatti, le esigenze cautelari evidenziate dal G.i.p., e consistenti principalmente nel pericolo che Tizio possa commettere delitti della stessa specie di quello per cui si procede, ove pure esistenti, possono certamente essere assicurate da misure meno afflittive.

Tutto ciò premesso e con riserva di produrre ulteriori motivi prima dell’inizio della discussione, il sottoscritto difensore

chiede

che l’adito Tribunale, e ai sensi dell’art. 309 c.p.p., nell’esercizio degli ampi poteri di ricognizione riconosciutigli dalla legge, Voglia annullare l’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere per mancanza di motivazione o, in subordine, revocarla per la totale insussistenza degli indizi di cui all’art. 273 c.p.p. e delle esigenze cautelari di cui all’art. 274 c.p.p., nonché per violazione dell’art. 275 c.p.p., con ordine di immediata liberazione dell’indagato, o, in estremo subordine, riformarla con applicazione nei suoi confronti di una misura meno afflittiva.

Fa espressa riserva di motivi aggiunti e ulteriori deduzioni in udienza.

Ai sensi dell’art. 157 comma 8 bis, il sottoscritto difensore dichiara di non accettare la notificazione degli atti diretti al proprio assistito, successive alla prima.

Luogo e data

Con osservanza

Avv. __________

Atto di nomina

Nomino mio difensore di fiducia l’Avv. ________ del Foro di _________, conferendogli ogni più ampia facoltà di legge, inclusa quella di proporre impugnazioni in ogni stato e grado del procedimento, compresa la fase dell’esecuzione e della revisione.

Eleggo domicilio presso il suo Studio Professionale, sito in _______, alla Via ________.

Tizio

E’ vera ed autentica

Avv. __________

 

 

(di Elvira Buttiglione)

 

 

 

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