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Memoria difensiva ex art. 415-bis, 3° c, c.p.p. in fase di ud. prel.
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Studio Legale

Memoria difensiva ex art. 415-bis, 3° c, c.p.p. in fase di ud. prel.

 

 

Traccia

Al termine delle indagini preliminari, in fase di udienza preliminare, procedendosi per  il reato di cui all'art. 416, 2°c, c.p. finalizzato alla commissione di atti di truffa (art. 640 c.p.,  aggravata ex art. 61 n.7 c.p. per danno di ingente gravità) e di plurimi atti bancarotta fraudolenta  documentale e patrimoniale (artt. 216, 219 e 223 L.F.), procedendosi per rito abbreviato, il difensore dell'imputato presenta memoria difensiva, al fine di indicare gli elementi e le ragioni  che evidenziano la non partecipazione all'associazione, e la non commissione degli atti di truffa  e bancarotta. Si rediga la memoria evidenziando l'assenza degli elementi costitutivi di cui all'art. 416 bis, 2°c, c.p., nonché l'assenza degli elementi oggettivi dei reati di cui agli artt. 640 e 61, n. 7, c.p., e di cui  agli artt. 216, 219 e 223 della legge fallimentare.

 

 

Svolgimento

Ill.mo Giudice per le indagini preliminari

presso il Tribunale di ROMA

dott.  Muzio Scevola

 

P. P. N. 01/01 R.G. P.M.

MEMORIA DIFENSIVA

 

- nell’ interesse di PRIMO Giulio nato a Roma il 01.01.50, ed ivi residente alla via Appia nr.1, imputato dei reati di cui ai capi A), B) e C);

 

- nell’ interesse di SECONDO Aurelio, nato a Roma il 02.02.50, ed ivi residente alla via Appia nr.2, imputato dei reati di cui ai capi A), B) e C);

Agli imputati è contestato, nel capo A) della rubrica cautelare, il delitto di associazione per delinquere per avere "successivamente aderito e partecipato ad una associazione " promossa, costituita ed organizzata da Aterzo, Biterzo e Citerzo, finalizzata ad una serie indeterminata di delitti di truffa aggravata, bancarotta patrimoniale e bancarotta documentale". Il sodalizio criminoso avrebbe costituito e gestito un complesso ed articolato gruppo di società, prive di una sede realmente esistente", utilizzando prestanome  ignari, finalizzate a realizzare " consistenti ordinativi di merce " che, mediante il mancato pagamento delle forniture e il successivo fallimento delle società, erano in realtà destinati a procurare agli associati "un ingiusto profitto con correlativo danno di rilevante gravita (art. 61 n. 7 c.p.) per le ditte fornitrici".

Gli addebiti sono privi di fondamento.

Gli imputati non hanno mai intrattenuto alcun rapporto personale o commerciale con il terzo e con i suoi associati. Essi inoltre del tutto estranei alle società riferibili ai predetti indagati ed elencate nei capi D) ed E) della imputazione, con le quali non ha mai trattato affari nè per conto della Alfa srl, nè per conto di altri.

Il sig. Giulio PRIMO si è interessato solo alle società effettivamente riferibili al suo gruppo familiare, quindi alla Alfa srl nella quale è stato socio e, per un certo periodo, preposto per conto dell’amministratore di fatto e di diritto ed alla Beta srl, socio con il 70% delle quote.

 Fra i due gruppi di società non vi è alcun rapporto, riconducibile allo schema organizzativo riportato nel capo A); unico contatto è rappresentato dal credito di 10.000 Euro riscontrato dal curatore fallimentare della Alfa srl fallita, per merce consegnata e non pagata verso alcuni clienti falliti (Ics srl, Ipsilon srl) nel corso dell'anno 2000, acquirenti che sarebbero riconducibili al gruppo del Aterzo: elemento non sufficiente per determinare l'adesione all’associazione criminosa asseritamente promossa e costituita dal Aterzo e dai suoi presunti associati.

Nella stessa ordinanza si riconosce espressamente che gli imputati sono persone ben conosciute nel settore commerciale in cui operavano ed operano, attraverso Gamma srl, nella gestione di negozi di abbigliamento; che la stessa Alfa srl non era una società cartolare o destinata al fallimento, bensì una azienda, rimasta in attivo sino a pochi mesi prima del crollo, quando, tra la fine dell'anno in cui il fallimento si è verificato ed i primi mesi dell’anno successivo, ad un aumento significativo degli acquisti non è corrisposto un adeguato incremento dei ricavi.

Si tratta di un modus operandi diverso da quello descritto in relazione alla presunta associazione per delinquere, al Aterzo ed alle società del suo gruppo, caratterizzato invece dalla totale assenza di mezzi e di strutture logistico-amministrative, dal sistematico ricorso a prestanome e dalla indicazione di sedi legali ed unità del tutto inesistenti. La Alfa srl, non è nè è mai stata una società costituita appositamente per interporsi nell’ acquisto di merci ed essere rapidamente abbandonata, secondo lo schema descritto per delineare le modalità operative del gruppo nella perpetrazione delle truffe.

Non vi è dunque alcun dato oggettivo che, sia pure sul piano indiziario, consenta di ritenere gli imputati in combutta con il Aterzo ed addirittura compartecipi nell’associazione criminosa ipoteticamente da costui organizzata e diretta.

Quanto alle presunte frequentazioni tra i presunti associati, l' ipotesi accusatoria si fonda esclusivamente sulle dichiarazioni rese dal alcuni soggetti non attendibili in ordine alle affermazioni rese, in quanto già prestanomi del Aterzo: si tratta quindi di una fonte investigativa oggettivamente inattendibile e pacificamente priva di conoscenza diretta dei fatti.

Non solo non vi sono elementi indizianti circa il coinvolgimento degli imputati nella pretesa struttura associativa di cui al capo A), ma, al contrario, gli stessi atti di indagine evidenziano e dimostrano l'assoluta estraneità a tale ipotesi di reato.

In relazione alle imputazioni di concorso in truffa aggravata e bancarotta fraudolenta contestate ai capi B) e C) della rubrica cautelare, si osserva quanto segue.

Come si desume dalla relazione del curatore fallimentare, sino alla fine dell’ anno precedente il fallimento, la Alfa srl era infatti una azienda conosciuta nel settore merceologico di riferimento ed in attivo.

La società, amministrata sin dalla sua costituzione da PRIMO Paolo non ha mai redatto bilanci infedeli o utilizzato documenti falsi, ne ha mai pagato merci con assegni scoperti; si trattava di una impresa sana, referenziata, presente nella rete dei crediti assicurati e mai protestata. Nella vicenda non è ravvisabile nessuna truffa, non potendosi desumere l'esistenza di artifici e raggiri in danno dei creditori dalla mera circostanza che la società abbia accumulato un disavanzo e subito un fallimento.

Quanto al concorso nella presunta distrazione di merci e denaro della Alfa srl, va ribadito che gli imputati:

-non possedevano potere decisionale diretto;

-erano in grado solo di effettuare versamenti, ritirare estratti e chiedere i saldi dei conti correnti, potendo solo l'amministratore effettuare prelievi e staccare assegni;

-non si sono mai occupato degli adempimenti contabili e fiscali della società;

-hanno cessato di avere qualsiasi ruolo già da diversi mesi prima rispetto alla data di fallimento, epoca in cui il sig. PRIMO G. ha definitivamente ceduto le proprie quote al sig. PRIMO P.

E' dunque evidente che gli imputati sono del tutto estranei anche alle condotte distrattive contestate nel capo di imputazione sub C).

Quanto al presunto coinvolgimento nella vicenda delle altre società indicate nell'ordinanza (Beta srl e Gamma srI), ipotizzato relativamente alla sussistenza di esigenze cautelari attuali e concrete, trattandosi di aziende tuttora operanti, è opportuno chiarire che tali società furono costituite su iniziativa degli imputati in alternativa alla Alfa srl.

Nel 1990, il sig. SECONDO, dopo aver concluso il suo rapporto di lavoro con la Omega spa e ricevuto, 50.000 Euro netti di liquidazione, iniziò a collaborare con il cugino nella conduzione del negozio di proprietà della Alfa srl ubicato in Via Italia 10, in Roma; va peraltro precisato che, contrariamente a quanto erroneamente riferito dalla GdF, il sig. SECONDO non è mai stato socio della Alfa srl.

A seguito di rapporti non ottimali con il sig. PRIMO Paolo, gli imputati allo scopo di conquistare una propria autonomia, in data 01.01.1992 costituirono la società Beta srl, nominando amministratore il sig. SECONDO, e il 01.01.1993, investendo tutti i guadagni accumulati e l'importo della liquidazione per l’acquisto di un capannone sito nella z.i. di Roma, e  dal gennaio 1994 concesso in locazione alla Alfa srl.

Il 01.01.1995 la Alfa srl cedette alla Beta srl l'unico negozio di sua proprietà, sito in Via Italia 10, in Roma; la Beta quindi inizio l'attività il 02.02.1995 e chiuse l'anno con un giro di affari di Euro 300.000.

Nell'estate del 1996 la Beta srl acquistò dal Tribunale Fallimentare un locale commerciale sito in Roma alla Via Lazio 20, aperto al pubblico il 01.12.1996.

Nel 2000, gli imputati, gestendo due esercizi di vendita al dettaglio, ridussero notevolmente i rapporti con il sig. PRIMO Paolo, tanto che il 01.01.2000 il sig. Giulio PRIMO cedette una prima volta le quote della Alfa srl.

Dopo qualche mese, tuttavia, il sig. PRIMO Paolo prospettò al sig. PRIMO Giulio la necessità di condurre in fitto di azienda i due negozi di Roma per diventare socio del Franchising Moda Chic, offrendo un canone di Euro 40.000.000 annue oltre IVA e l'assunzione del sig. SECONDO quale commesso.

Nella prospettiva di fare di Alfa srl una azienda appartenente al franchising Moda Chic, con un marchio conosciuto e tale da garantire un ottimo ritorno di immagine, vista la repentina e massiccia espansione del gruppo, il sig. Giulio PRIMO il 01.12.2000 riacquistò le quote sociali e, il 01.01.2001, la Beta srl affittò alla stessa Alfa srl i due negozi siti in Roma.

Va peraltro precisato che quando la Beta srl cessò l'attività di commercio al pubblico chiuse tutte le partite contabili con fomitori e dipen-denti, onorando integralmente i suoi debiti.

La Beta srl ha infatti sempre intrattenuto rapporti commerciali del tutto regolari, acquistando merci destinate alla rivendita al dettaglio da numerosi forntori, e fra questi, anche dall'Alfa srl, che si occupava esclusivamente di vendite all 'ingrosso.

L‘operazione di adesione al franchising, tuttavia, non ebbe successo; anzi la strategia commerciale dettata da Moda Chic, determinò ben presto la crisi irreversibile dell'azienda nonostante le forti dilazioni di pagamento concesse ai consorziandi.

In questo quadro, peraltro, non può stupire né l'incremento degli acquisti, oltretutto determinato anche dall'aumento dei punti i vendita, né il divario fra costi e ricavi evidenziato dal consulente tecnico.

Inoltre, il sig. Giulio PRIMO cedute definitivamente le sue quote, cessò di avere rapporti con la Alfa srl. Il 01.09.2001 fu infatti costituita la Gamma srl, con SECONDO A. al 60% delle quote e SECONDO Luigi al 40% - che il 04.09.2001 affittò dalla società Zeta srl il negozio in Via Comunale 30 in Roma; dal 01.10.2001 la Gamma srl aprì il negozio al pubblico e , cominciò la sua attività, del tutto autonoma ed indipendente da quella di Alfa srl. Nessuna attività è stata infatti mai ceduta da Alfa srl a Gamma srl.

Da novembre 2001, la Alfa srl cessò di versare i canoni di affitto e il 01.01.2002 si arrivò per questo alla risoluzione del contratto, con conseguente restituzione dei due esercizi in Roma alla Beta srl.

La Beta srl, tuttavia, non ritenne opportuno riavviare in prima persona la gestione commerciale degli esercizi, attivando nuovamente le relative posizioni lavorative e fiscali, e il 02.05.2003 concesse pertanto in affitto i due punti vendita alla Gamma srl per un corrispettivo annuo di e 20.000 Euro, oltre IVA.

La Alfa srl non lasciò alcuna propria attrezzatura all'interno dei due locali, avendo a suo tempo affittato, con l'azienda, tutti gli arredi originariamente installati dalla Beta srl, conseguentemente e doverosamente riconsegnate alla medesima società.

La Gamma srl acquisì pertanto solo le poche merci presenti nei due negozi a prezzo di stock, secondo la normale prassi commerciale del settore.

Risulta dunque evidente che nel caso di specie non vi e alcun anomalo intreccio di società, ma lo sviluppo di una regolare rete di rapporti tra aziende del tutto indipendenti non riferibili al medesimo gruppo, delle quali solo una, la Alfa srl, dichiarata fallita per le ragioni già evidenziate.

Ritenuto pertanto di aver ampiamente chiarito i fatti e la posizione soggettiva degli imputati, si insiste e conclude per l’assoluzione perché il fatto non sussiste, ovvero per non averlo commesso, ovvero in subordine il minimo della pena e tutti i benefici di legge.

Con osservanza

ROMA, 01 ottobre 2003

Avv . Marco Tullio Cicerone

 

(di Lorenzo Andrea Troccoli e Gianfranco Schirone)

 

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