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Contratto di leasing e legittimazione dell'utilizzatore dell'auto in leasing a chiedere i danni in seguito a sinistro stradale.
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Contratto di leasing e legittimazione dell'utilizzatore dell'auto in leasing a chiedere i danni in seguito a sinistro stradale

 

Contratto di leasing e legittimazione dell'utilizzatore dell'auto in leasing a chiedere i danni in seguito a sinistro stradale.

Traccia

La sera del 10.07.2010 Caio, alla guida della autovettura Mercedes, transita sulla statale Aurelia in direzione Roma. Improvvisamente, un autocarro che trasporta materiale edile e di proprietà della ditta Beta SpA, condotto da Sempronio, si scontra con la Mercedes e provoca rilevanti danni al motore e alla carrozzeria, ma non alla persona di Caio che, fortunatamente, rimane illeso.

La autovettura incidentata risulta essere stata concessa in locazione finanziaria allo stesso Caio dalla ditta Alfa Leasing SpA e, inoltre, dal relativo contratto emerge che, in ipotesi di incidente, in nessun caso l'utilizzatore ha titolo a chiedere i danni, restando ciò riservato alla sola impresa concedente.

A questo punto Caio, convinto della esclusiva responsabilità del conducente dell'autocarro di proprietà della ditta Beta SpA, decide di rivolgersi ad un avvocato, facendogli presente che la stessa ditta concedente, Alfa Leasing SpA, lo ha autorizzato espressamente, con lettera, a richiedere il risarcimento dei danni al proprietario dell'autocarro investitore e alla compagnia di assicurazione dello stesso e che risulta essere intestatario di regolare fattura commerciale, emessa dalla autocarrozzeria Zeta, documentante i danni arrecati alla Mercedes e le spese sostenute per le riparazioni.

Il candidato, assunte le vesti del legale di Caio, e premessi brevi cenni sul contratto di leasing, rediga motivato parere.

 

Giurisprudenza

 

o        Cassazione Civile, sez. III, 12 ottobre 2010, n. 21011, per la quale, in tema di legittimazione alla domanda di danni, deve ritenersi che il diritto al risarcimento può spettare anche a colui il quale, per circostanze contingenti, si trovi ad esercitare un potere soltanto materiale sulla cosa e, dal danneggiamento di questa, possa risentire un pregiudizio al suo patrimonio, indipendentemente dal diritto, reale o personale, che egli abbia all’esercizio di quel potere. E’ dunque tutelabile in sede risarcitoria anche la posizione di chi eserciti nei confronti dell’autovettura danneggiata in un sinistro stradale una situazione di possesso giuridicamente qualificabile come tale ai sensi dell’art. 1140 c.c.

o        Cassazione Civile, sez. III, 26 ottobre 2009, n. 22602 per la quale il detentore di cosa altrui, danneggiata dal fatto illecito del terzo, incidente nella propria sfera patrimoniale, è legittimato a domandarne il risarcimento solo se dimostri, da un lato, la sussistenza di un titolo in virtù del quale è obbligato a tenere indenne il proprietario, e, dall'altro, che l'obbligazione scaturente da quel titolo sia stata già adempiuta, in modo da evitare che il terzo proprietario possa pretendere anche egli di essere risarcito dal danneggiante.

o        Cassazione Civile, sez. III, 23 febbraio 2006, n. 4003, per la quale è tutelabile, in sede risarcitoria, la posizione di chi eserciti nei confronti dell'autovettura danneggiata una situazione di possesso giuridicamente qualificabile come tale, ai sensi dell'art. 1140 cod. civ.

 

Svolgimento

In ragione di quanto accaduto e, aderendo alla recente giurisprudenza di legittimità,  Caio sarà legittimato a chiedere i danni patrimoniali per il sinistro accaduto, sebbene semplice detentore della autovettura incidentata, in forza del contratto di leasing stipulato con la ditta concedente Alfa SpA.

Occorre premettere che il leasing rientra nella tipologia dei contratti atipici, in quanto non espressamente disciplinato dal codice civile, ma risulta dalla combinazione degli schemi della vendita con patto di riservato dominio (art. 1523 cod. civ.) e del contratto di locazione (art. 1571 cod. civ.). Con il contratto di leasing, un soggetto concede ad un altro, il diritto di utilizzare una vettura, pagando un canone periodico. Al termine del periodo di utilizzo è prevista l’opportunità di acquisto attraverso l’opzione di riscatto, mediante il pagamento di una maxi rata finale. Sostanzialmente il leasing si presenta come un normale finanziamento, per la presenza di rate che possono avere cadenza sia mensile che bimestrale. Il primo canone corrisposto è solitamente di entità maggiore rispetto ai successivi (maxicanone iniziale) e serve a coprire sia il rischio in caso di insolvenza dell'utilizzatore che il deprezzamento del bene.

Gli elementi principali per il calcolo del leasing sono: il costo, la durata, il tasso di interesse (fisso o variabile), l'anticipo (maxicanone) ed infine il riscatto. Tra gli aspetti da non trascurare vi sono costi accessori come: l'assicurazione, l’assistenza, la manutenzione, la consulenza e le spese di istruttoria.

Il leasing non costituisce una figura unitaria, ma abbraccia due differenti tipologie: il leasing finanziario e quello operativo. Con il contratto di leasing finanziario il concedente (lessor, ossia il finanziere) si obbliga ad acquistare da un soggetto terzo (supplier, ossia il fornitore) il bene richiesto e scelto dal concessionario (lessee, ossia l'utilizzatore che ha la necessità del bene) e a concederlo in godimento a quest'ultimo, verso un corrispettivo (canone) suddiviso in rate periodiche, assegnando al concessionario il diritto, esercitabile alla scadenza del contratto, di prorogare il contratto o di acquistare la proprietà del bene. L'obbligazione fondamentale del concessionario è, quindi, quella di pagare il canone.

Al termine del contratto, egli ha diritto di prorogarlo e in tal caso l'entità del canone è notevolmente inferiore a quella del canone pagato in precedenza; ciò in relazione alla funzione finanziaria del contratto. Alternativamente, egli ha diritto di acquistare la proprietà del bene, corrispondendo un importo di modesta entità, del tutto slegato dal valore attuale dello stesso.

I costi relativi all'utilizzazione del bene sono generalmente a carico del concessionario, il quale li sostiene direttamente. Può anche prevedersi che gli stessi siano sostenuti dal concedente e indi riaddebitati al concessionario, andando a costituire una componente del canone o un accessorio dello stesso.

Il leasing operativo, invece, è il contratto con il quale il proprietario di un bene (generalmente il produttore dello stesso) si obbliga a concederlo in godimento al concessionario, verso un corrispettivo (canone) suddiviso in rate periodiche, assegnando al concessionario il diritto di acquistarne la proprietà alla scadenza del contratto.

A differenza rispetto alla figura prima esaminata, il concedente non è un operatore finanziario, e il bene non deve essere acquistato da terzi.

Il corrispettivo è commisurato al valore d'uso del bene, e non alla sua durata economica.

Ne deriva che l'ipotesi è riconducibile a quella della locazione con acquisto del bene al termine del contratto.

Nel caso oggetto del presente parere è, innanzi tutto, necessario valutare se Caio sia legittimato ad agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno relativo all'autovettura danneggiata dal sinistro, sebbene non proprietario, bensì semplice utilizzatore della stessa concessa in locazione finanziaria dalla ditta Alfa Leasing SpA.

Al riguardo, giova sottolineare come il Supremo Collegio di legittimità, di recente, abbia affermato che: “in tema di legittimazione alla domanda di danni, deve ritenersi che il diritto al risarcimento può spettare anche a colui il quale, per circostanze contingenti, si trovi ad esercitare un potere soltanto materiale sulla cosa e, dal danneggiamento di questa, possa risentire un pregiudizio al suo patrimonio, indipendentemente dal diritto, reale o personale, che egli abbia all’esercizio di quel potere. E’ dunque tutelabile in sede risarcitoria anche la posizione di chi eserciti nei confronti dell’autovettura danneggiata in un sinistro stradale una situazione di possesso giuridicamente qualificabile come tale ai sensi dell’art. 1140 c.c.” (Cfr. Cass. Civ., sez. III, 23.02.2006, n. 4003, conf. da Cass. Civ., sez. III, 12.10.2010, n. 21011).

Tale arresto giurisprudenziale fonda la sua essenza su una interpretazione basata sul disposto di cui all' art. 1140 del cod. civ. che così recita: «Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale». In particolare, gli elementi costitutivi del possesso sono due: a) corpus possessionis, elemento materiale, consistente nella relazione di fatto che viene ad instaurarsi tra il soggetto ed il bene, quindi, la materiale apprensione del bene stesso; b) animus possidendi, elemento intenzionale, consistente nella condotta di colui che possiede la cosa con la volontà di esercitare sulla stessa un diritto reale.

Inoltre è opportuno distinguere lo ius possessionis dallo ius possidendi: infatti, il primo prescinde da un titolo giuridico, mentre, il secondo riguarda il diritto di possedere di colui che è titolare della res.

Secondo gli ermellini di P. zza Cavour, in tema di risarcimento del danno da sinistro stradale, il fondamento della legittimazione ad agire (legitimatio ad causam), va rinvenuto non tanto nella formale intestazione del veicolo ad un determinato soggetto, quanto piuttosto nella concreta incidenza negativa che il danno abbia determinato sul patrimonio di «… chi eserciti nei confronti dell'autovettura danneggiata una situazione di possesso giuridicamente qualificabile come tale ai sensi dell'articolo 1140 cod. civ.». In definitiva, si fa prevalere l'effettivo potere d'imperio sulla cosa danneggiata sulla formale intestazione nel pubblico registro automobilistico!

         Alla luce di quanto sopra, pertanto, ben si concretizza, a favore di Caio, la esistenza di       una situazione di possesso, derivante dal solo uso dell'autovettura, in forza del contratto          di leasing, stipulato con la ditta Alfa SpA e, conseguentemente, la legitimatio ad    causam dello stesso per il risarcimento dei danni derivanti dal sinistro.

Nel caso de quo emerge, inoltre, come Caio abbia sofferto un danno di natura patrimoniale, incidente direttamente sul suo patrimonio e non su quello della concedente Alfa SpA: ciò si desume dal documento contabile in suo possesso, comprovante sia i danni cagionati al motore e alla carrozzeria dell'autovettura da egli condotta sia le spese sopportate per la riparazione della stessa. Infatti è la stessa giurisprudenza del Supremo Collegio di legittimità a statuire che:”il detentore di cosa altrui, danneggiata dal fatto illecito del terzo, incidente nella propria sfera patrimoniale, è legittimato a domandarne il risarcimento solo se dimostri, da un lato, la sussistenza di un titolo in virtù del quale è obbligato a tenere indenne il proprietario, e, dall'altro, che l'obbligazione scaturente da quel titolo sia stata già adempiuta, in modo da evitare che il terzo proprietario possa pretendere anche egli di essere risarcito dal danneggiante” (Cfr. Cass. Civ., sez. III, 26.10.2009, n. 22602). Ben evidenti risultano, nella fattispecie oggetto del presente parere, entrambi gli elementi sopra evidenziati dalla Cassazione, che legittimano Caio ad agire per il ristoro del danno patrimoniale, cagionato dall'autocarro di proprietà della ditta Beta SpA., non rilevando in alcun modo la clausola contrattuale che riserva alla sola concedente in leasing il diritto a trattare l'indennizzo con la compagnia assicuratrice.

Ulteriore problematica rinvenibile nel presente parere riguarda l'attribuzione, ai sensi degli artt. 2702 e 2703 cod. civ., di valore documentale alla lettera di autorizzazione di Alfa SpA a richiedere il risarcimento del danno alla ditta Beta SpA e alla compagnia di assicurazione dell'autocarro.

Secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, infatti, “le scritture provenienti da terzi non hanno efficacia di prova piena in ordine ai fatti da esse attestati o alla data del loro verificarsi, ma sono rimesse alla libera valutazione del giudice di merito e possono, in concorso con altre circostanze desumibili dalla stessa natura della controversia, che ne confortino l'attendibilità, fornire utili elementi di convincimento, specialmente se di esse sia provata, o non sia contestata, la veridicità formale” (Cass. Civ., sez. III, 12.09.2008, n. 23554, conf. da Cass. Civ., sez. III, 08.01.2010, n. 76).

Pertanto, aderendo a siffatta opinione, ritenuta prevalente, la dichiarazione sopra menzionata assumerà valore probatorio e documentale, anche se contenuta in una scrittura privata non riconosciuta ed incomberà su Caio l'onere di integrare tale documentazione con altri mezzi di prova, eventualmente anche con la testimonianza del sottoscrittore di essa e con la produzione della menzionata fattura di riparazione della vettura che, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale e alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi alla esecuzione di un contratto, costituirà anch'essa un valido elemento di prova riguardo alle prestazioni eseguite.

In conclusione e, da un punto di vista strettamente processuale, Caio potrà adire l'Autorità Giudiziaria competente, con atto di citazione ex art. 163 cod. proc. civ., per ottenere dalla Società Beta SpA, rappresentata legalmente da Tizio, e dalla impresa assicuratrice, il risarcimento del danno patrimoniale, producendo i documenti sopra richiamati, idonei ad individuare il pregiudizio che l'evento dannoso ha arrecato al proprio patrimonio, nonché, ovviamente, il nesso di causalità tra l'evento ed il comportamento del conducente dell'autocarro Sempronio. Soltanto in tal modo, potrà essere fornita la prova liberatoria per il superamento della presunzione della concorrente responsabilità di cui all'art. 2054, II comma, cod. civ., evitando così un risarcimento nella sola metà dei danni patrimoniali subiti dalla vettura, concessa in locazione finanziaria a Caio.

                                                                                               (di Giuseppe Potenza)